di Giuseppe Favilla

Nel primo vero editoriale di Agora IRC, di cui, indegno, ho l’onere e l’onore di coordinare la redazione,   desidero  parlare di lavoro, mi piacerebbe parlare di missione nella scuola… ma la missionarietà non richiede forse gratuità, disponibilità, donazione, dedizione, abbandono alla volontà di Dio affinché Lui operi e trasformi il cuore degli uomini? Dobbiamo essere realisti: la nostra è una professione, l’essere docente non solo deve essere illuminato dalla fede, per educare le coscienze, ma deve tendere alla formazione globale e come docenti della scuola pubblica, sia essa statale, che paritaria, deve essere dell’intera persona… e ciò lo facciamo da professionisti, come i nostri colleghi non di Religione!
Spesso con i miei studenti parlo della dignità della persona e in modo particolare della dignità del lavoro. Con loro analizzo la società che ci circonda, la ricerca e la “lotta” per il giusto bene che ogni cittadino deve compiere e deve volere.

Come sindacalista cattolico e praticante e come docente di Religione non posso  tacere; non posso chiudere gli occhi di fronte l’ingiustizia e le limitazioni di opportunità che è riservata alla nostra categoria di docenti. E’ vero, con la stabilizzazione e ancor prima con l’incarico, godiamo di un trattamento economico e giuridico diverso… ma ciò può bastare?
Quali opportunità per il nostro futuro professionale e quali ci sono state precluse o tolte? quali garanzie per poter crescere i nostri  figli o crearci una famiglia?

uanto ancora le leggi, in continuo mutamento, permetteranno ciò senza se e senza ma? E quando non lo permetteranno più… e noi? La nostra serenità? Il nostro futuro… a quarant’anni, a cinquant’anni… ma anche a trenta: è lo Stato con le sue Leggi che dovrà garantire il nostro futuro o chi altro? Siamo in una fase storica della nostra vita in continuo mutamento territorialmente e universalmente, dove la multiculturalità e multireligiosità è sempre più evidente e alla stessa questione si sta affiancando un disinteresse e una marginalizzazione della giustizia e dell’equità, tutti contro tutti con un solo fine: l’individualismo!
Siamo IdR alcuni da pochi anni altri da trenta e più, ne abbiamo sentito di ogni, qualcuno di voi ha beneficiato del concorso del 2004, altri, come me, è dal 2007 che lo aspetta fiducioso che quel giorno arrivi e che possa mettermi in gioco e avere una possibilità per essere sereno, almeno per il mio futuro lavorativo e con me molti di voi, perché lo so, conosco le vostre preoccupazioni e ho ascoltato il vostro grido silenzioso. E’ necessario parlarne, liberamente, senza condizionamenti….
Qualcuno in passato, ma anche oggi,  ci accusato  di voler essere come gli altri docenti… che cosa c’è di male ad esserlo? Non siamo forse qualificati, non abbiamo sudato per poter ottenere il nostro titolo di studio? Non abbiamo investito tempo, dedizione, amore per i nostri studi, come quello di chimica, matematica… sc. motorie?
Non bisogna seguire chi dice che l’atipicità è la nostra forza: l’atipicità è debolezza; l’atipicità è irrispettosa della dignità del lavoratore; l’atipicità contrattuale è il male sociale che deve essere sradicato da tutti i rapporti di lavoro dei precari e che questi siano trasformati in contratti a tempo indeterminato e non, come quelli degli incaricati annuali di religione, in contratti palliativi che di indeterminatezza hanno solo la certezza della scadenza del contratto ogni 31 agosto.
Il nostro datore di lavoro è lo Stato e lo stesso ci deve garantire uguali diritti e non solo uguali doveri. Il nostro Ordinario è garante delle nostre abilità di docenti e che, ciò che insegniamo, è secondo la dottrina e l’aggettivo di cui porta il nome il nostro insegnamento ed infine della veridicità della nostra fede.
Dunque, cari amici, solo con la nostra volontà; solo con la convinzione che la nostra professionalità non ha nulla di meno e nulla di più rispetto agli altri nostri colleghi, dobbiamo prendere consapevolezza che quello che dobbiamo affrontare nelle prossima settimane o mesi sarà un  Tempo per Lottare, non solo per sconfiggere la pandemia, attuando tutte le misure necessarie per evitare il dilagarsi del virus Covid-19, ma anche per rivendicare con forza le giuste istanze che da anni siano ascoltate e che nei prossimi mesi ciò dovrà esserci riconosciuto: un contratto a tempo indeterminato!
Le modalità con cui chiediamo che ciò avvenga, così come condiviso da più parti, è che attraverso un’apposita legge vengano formulate le seguenti disposizioni assolutamente necessari: in primis venga salvaguardato il diritto all’assunzione degli idonei del 2004 senza ulteriori procedure concorsuali e un concorso per titoli di servizio e culturali, sul modello del concorso di Trento del 2018 o in alternativa una procedura semplificata non selettiva e che, al termine della procedura venga redatta una Graduatoria ad Esaurimento su base diocesana per tutti coloro i quali sono in possesso dell’Idoneità rilasciata dall’Ordinario Diocesano.
Alcuni passaggi di questo primo editoriale per qualcuno non sarà la prima volta ad averlo letto, infatti è parte di un email inviata a colleghi per spronarli alla discussione e alla riflessione. All’epoca (era il 6 dicembre del 2014) ha avuto un impatto efficace e sono fiducioso che anche oggi, a distanza di 6 anni, possa ancora averlo.