di Giuseppe Favilla


Parlare di inclusività non è semplice, l’argomento sembra inflazionato, forse anche abusato… basti pensare alla distorta interpretazione che se ne è fatta nell’ultimo CCNI circa la didattica digitale integrata (o a distanza), ma ciò che a noi interessa, in questo numero di Agorà IRC, sono i princìpi fondativi della normativa riguardante l’inclusione, che mettono al centro dell’azione educativa tutta la Comunità Educante, così come è auspicato dallo stesso CCNL 2016-18 all’art. 24.
Tenendo conto di questa necessaria premessa, lo sviluppo che tenteremo di porre in essere è quello di individuare gli orizzonti culturali, educativi e progettuali, che inseriscono l’IRC in un percorso di inclusione delle bambine e dei bambini, delle alunne e degli alunni, delle studentesse e degli studenti.
Una domanda fondamentale nasce spontanea: quanto l’IRC e il docente di religione cattolica, attraverso l’azione didattica, possono contribuire al processo di inclusività?
L’art. 1 commi 1-2 del Dlgs 66 del 13/04/2017 interamente recepito nel successivo Dlgs 96 del 07/08/2019, individua i destinatari e delinea l’intento della normativa che deve tener conto di molti fattori determinanti nel processo di crescita di quelle future generazioni che necessitano di maggiore attenzione e accudimento. Innanzitutto è da sottolineare che il legislatore definisce l’inclusione quale “risposta ai differenti bisogni educativi” che, precisa, “si realizza attraverso strategie educative e didattiche finalizzate allo sviluppo delle potenzialita’ di ciascuno nel rispetto del diritto all’autodeterminazione e all’accomodamento ragionevole, nella prospettiva della migliore qualita’ di vita”.
Il paradigma posto in essere, dunque, è di fondamentale importanza: una migliore qualità della vita. Con questa affermazione si vogliono porre le basi di un modello strutturato ed efficiente per il benessere globale della persona. Un obiettivo che non ci lascia estranei né come uomini, né come credenti, né come educatori. Il principio etico bonum facere è di fondamentale importanza anche nell’azione educativa, coniugata in tutti i suoi aspetti didattico disciplinari, rivolta alle studentesse e agli studenti con bisogni educativi speciali. Da qui la necessità di tenere conto del vissuto e delle relazioni all’interno del tessuto sociale nell’orizzonte del successo formativo e la consapevolezza che l’IRC non possa rimanere fuori da questo processo. L’’insegnamento di RC non può essere escluso dai vari Piani Personalizzati, come dagli interventi educativi individuali o didattici o formativi. Il curriculo delle scuole deve tener conto anche dell’aspetto culturale che attraverso la religione è diventato di fondamentale importanza nei processi di inclusione. L’IRC, attraverso i propri obiettivi specifici di apprendimento, favorisce, in ogni grado e ordine di scuola, il processo di crescita globale della persona.
Partendo dalla Scuola dell’Infanzia e dai campi di esperienza, propri di questo grado di istruzione, immediatamente notiamo come il processo di inclusività diventa evidente e sostanziale nel corpo in movimento: il bambino riconosce nei segni del corpo l’esperienza religiosa, la propria interiorità, l’immaginazione e le emozioni. Dunque l’IRC in questo grado diventa fondamentale nel processo formativo dei bambini e delle bambine con BES. Fare leva sull’esperienza religiosa; puntare sulla immaginazione e sulle emozioni favorisce immediatamente il dialogo con i pari e porta i bambini contestualmente a manifestare quei “bisogni” di cui prendersi cura.
Nella Scuola Primaria il processo di inclusione passa attraverso la trasversalità dei saperi: l’insegnamento della religione cattolica si colloca nell’area linguistico-artistico-espressiva in cui, a partire dal confronto interculturale e interreligioso, l’alunno si interroga sulla propria identità e sugli orizzonti di senso verso cui può aprirsi…
Il confronto con l’altro, l’aprirsi al dialogo pongono l’IRC come strumento essenziale per il processo di integrazione delle alunne e degli alunni stranieri, per esempio. Il confronto con le altre religioni e la ricerca della propria identità è di fondamentale importanza e si pone nell’ottica del miglioramento della qualità della vita delle bambine e dei bambini.
Nella secondaria di primo grado il punto focale, ancora una volta, potrebbe essere individuato nel richiamo alle domande di senso e al vissuto o all’esperienza religiosa personale e collettiva ma anche nell’obiettivo in uscita (terzo anno), cioè a dire, il saper interagire con persone di religione differente, sviluppando un’identità capace di accoglienza, confronto e dialogo. Dunque la capacità di accoglienza, di confronto e di dialogo, in un continuo sinergico intreccio con le domande di senso, pongono l’IRC nella secondaria di primo grado come interlocutore importante nel processo di inclusione.
Nel secondo ciclo di Istruzione l’IRC assume caratteristiche diverse a seconda della tipologia di Istituto. In questo grado di istruzione molteplici sono gli obiettivi utili al fine di sviluppare un percorso di formazione globale e il successo formativo degli alunni con BES. A titolo esemplificativo è possibile considerare un obiettivo trasversalmente presente in tutte le tipologie di istituto: “l’alunno riconosce il valore etico della vita umana come la dignità della persona, la libertà di coscienza, la responsabilità verso se stessi, gli altri e il mondo, aprendosi alla ricerca della verità e di un’autentica giustizia sociale e all’impegno per il bene comune e la promozione della pace”. Il confronto sereno, la giustizia sociale, la promozione della pace in un’ottica di dialogo costante con l’altro favoriscono la crescita globale e diventano essenziali per una migliore qualità della vita degli alunni e delle alunne con BES.
A conclusione di questa lunga riflessione è utile considerare che, coinvolti nell’azione educativa, oltre agli alunni e alle alunne con BES, che devono comunque essere al centro dell’attenzione, sono anche i docenti, e nel caso specifico, i docenti di Religione Cattolica. La professionalità maturata attraverso la pluriennale esperienza, di cui è data ampia testimonianza su tutto il territorio nafzionale, pongono gli Idr ad assumere spesso posizioni di coordinamento o responsabilità in qualità di referenti BES all’interno delle scuole per la definizione dei vari curricula di Istituto. Quello che purtroppo ancora manca è la possibilità che i referenti territoriali per l’Inclusione, così come i collaboratori dei Dirigenti Scolastici, individuati tra i docenti di religione, possano adempiere la loro funzione con le stesse prerogative garantite ai docenti delle altre discipline. La legge 107/2015 esclude questa particolare categoria di professionisti della scuola da alcuni diritti previsti per altri. L’esonero dal servizio, per esempio, non è possibile in quanto non è previsto l’organico potenziato per l’IRC. Non si tratta di chiedere un privilegio ma di valorizzare le competenze professionali del docente di religione, il quale si mette a disposizione dell’intera Comunità Educante. Spesso si tratta di docenti, Incaricati Annuali, che vincolati da una condizione endemica di precariato, vengono esclusi dalla possibilità di condividere i propri talenti, paradosso di una scuola inclusiva.