di Elena Santagostini

La recente firma dell’intesa fra il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana e la Ministra dell’Istruzione, che prevede un concorso ordinario per l’immissione in ruolo degli Insegnanti di Religione, rappresenta fonte di grande preoccupazione per docenti che da anni svolgono con impegno ed entusiasmo il loro lavoro, avendo da tempo indirizzato su tale strada la loro esistenza e facendo della professione una vera e propria vocazione di vita.
L’art. 1 bis della Legge 159/2019 non rappresenta affatto una soddisfazione per gli insegnanti di religione cattolica che speravano finalmente di ricevere un trattamento giusto (o meglio speravamo essendo io stessa nella condizione di incaricato annuale). L’1 bis è giunto dopo 16 anni di silenzio, anni in cui agli insegnanti di religione cattolica non è mai stato riservato un percorso adeguato di accesso ai ruoli dello Stato, come invece è stato fatto per i docenti di altre discipline. Vari sono i motivi che hanno generato questa situazione di stallo divenuta ormai intollerabile, soprattutto da parte dei troppi incaricati annuali che ogni giorno dispiegano, malgrado tutto, energie e professionalità e che sono ormai ben inseriti in un contesto scolastico di cui rappresentano preziosa risorsa e contributo fondamentale per la formazione dei ragazzi, futuri cittadini della nostra società.
La situazione sembra inspiegabile alla luce della legge 186/2003 che imponeva allo Stato, in materia di reclutamento del personale docente di Religione Cattolica, di bandire ogni tre anni un Concorso per l’immissione in ruolo dei posti resi vacanti sull’organico del 70%. Così purtroppo non è stato, la situazione si è aggravata progressivamente per migliaia di docenti, madri e padri di famiglia, a cui non è mai stata offerta la possibilità di sistemare degnamente la condizione lavorativa. Sembra paradossale e umiliante dover, ancora oggi, recriminare un diritto così a lungo negato e scontrarsi ora anche con l’approvazione di un concorso ordinario, congeniato in modo da tradursi addirittura in rischio concreto di perdita del lavoro.
L’assunzione del mese di agosto di 472 docenti, idonei concorsuali del 2004, è parsa una piccola luce di speranza per chi attende giustizia da 16 anni, ma tale bagliore presto si è affievolito, quasi spento, negando la possibilità di graduale assunzione nel tempo ai restanti idonei del 2004.

Una piccola fiamma che si è tradotta più in un contentino che in una vera risoluzione dell’ormai annosa questione “idonei concorsuali 2004”.
Un concorso ordinario comporterebbe degli scavalcamenti o addirittura l’esclusione di chi è ormai ben incluso in un concreto tessuto scolastico, con grave danno non solo per i docenti, ma anche per gli stessi allievi che, si ricorda, per più dell’80% continuano ad avvalersi dell’Insegnamento della Religione Cattolica.
Gli insegnanti di Religione Cattolica sono convinti di essere parte integrante della Chiesa e hanno, di conseguenza, sempre agito in totale comunione con i propri Vescovi. Questi ultimi infatti hanno sempre sostenuto i loro docenti, anche presso i direttori regionali, rassicurandoli più volte, sia pubblicamente, sia privatamente, circa la loro ferma intenzione di non escludere nessuno dell’insegnamento e di mantenere, per quanto possibile, la continuità nella sede.
Il recente avallo ad un concorso ordinario selettivo da parte della Conferenza Episcopale Italiana, però, induce a constatare con rammarico che, a livello nazionale, questi insegnanti che hanno fedelmente servito per anni lo Stato e la Chiesa, non siano altrettanto degnamente considerati. Tale discrasia è fonte di ambiguità e di ulteriore preoccupazione, sentendosi i docenti tutelati dai loro pastori, ma non altrettanto dai firmatari dell’Intesa.
Nonostante tali accorati sentimenti, gli Insegnanti di Religione continuano a confidare nel giusto operato della Chiesa alla quale appartengono con fervore e speranza e sono certi si possa giungere ad una soluzione equa e dignitosa per chi tanto si è speso professionalmente e umanamente.
Come luce, brilla solitaria, la voce di Mons. Sanguineti che, con coraggio, ha difeso la dignità umana e professionale degli insegnanti di religione e a cui immediatamente gli stessi si sono stretti con ammirazione e gratitudine ritrovando il lui il volto materno della Chiesa. Analogamente si attendono altre voci, di Ordinari diocesani e direttori irc. Non serve solo una certificazione di idoneità, ma una presa di posizione chiara e precisa che possa ripristinare una corresponsabilità ecclesiale che si mostra in una chiesa in uscita. Purtroppo, consapevoli di essere in una situazione emergenziale senza precedenti, siamo però convinti che non può farsi attendere ulteriormente una proposta condivisa tra CEI, sindacati e Ministero dell’Istruzione, per porre fine alle preoccupazioni.
I docenti con molti anni di servizio, non vogliono togliere a nessuno la possibilità di un contratto a tempo indeterminato tramite un concorso secondo quanto previsto dalla legge 186/2003, ma che sia in subordine, dunque successivo, ad un concorso straordinario non selettivo che rispetti chi ha maturato almeno tre annualità di servizio.
Gli Insegnanti di Religione Cattolica vogliono essere guidati dai loro Pastori e Direttori verso un porto sicuro superando anche certi pregiudizi e chiusure. Questo porto si chiama Concorso Riservato non selettivo con una graduatoria ad esaurimento che garantisca nell’arco di un tempo accettabile l’assunzione a tempo indeterminato, così come è avvenuto per i colleghi della secondaria nel 2018 e nella infanzia e primaria nel 2019. Noi, Insegnanti di Religione Cattolica delle scuola Statale, non vogliamo privilegi, ma pari dignità e opportunità! Dignità e opportunità ad oggi, a legge vigente, ulteriormente negate!