VALUTARE=VALORIZZARE?

di Giuseppe Favilla, coordinatore nazionale UIL Scuola IRC

La valutazione ha per oggetto il processo di apprendimento, il comportamento e il rendimento scolastico complessivo degli alunni. La valutazione concorre, con la sua finalità anche formativa e attraverso l’individuazione delle potenzialità e delle carenze di ciascun alunno, ai processi di autovalutazione degli alunni medesimi, al miglioramento dei livelli di conoscenza e al successo formativo, anche in coerenza con l’obiettivo dell’apprendimento permanente di cui alla «Strategia di Lisbona nel settore dell’istruzione e della formazione» (DPR 122/2009 art. 1 comma 3)
Ho voluto riportare in premessa il leitmotiv del nostro numero di marzo, interamente dedicato alla valutazione, nello specifico la valutazione dell’IRC e la valorizzazione del bambino e della bambina, dello studente e della studentessa.
I processi di apprendimento, propri per ciascuna fascia di età, si caratterizzano anche per la peculiarità con cui è prevista la valutazione, che può essere espressa in un giudizio descrittivo, così come avviene nella scuola primaria (art. 1, comma 2–bis legge 41/2020) oppure in una “misurazione” con voto in decimi nella scuola secondaria.
Entrambi i metodi di valutazione hanno come scopo quanto previsto dal DPR 122/2009 “valutare il processo di apprendimento” insieme al comportamento e non ultimo “il rendimento complessivo” degli alunni e alunne.
Una valutazione, dunque, che non si ferma alla mera verifica di conoscenze di concetti, ma che valorizza tutto il percorso dell’attività didattica. Almeno tre sono i momenti di cui la valutazione deve tener conto:
1)l’approccio ai singoli insegnamenti, nella parte degli elementi fondativi e dei concetti essenziali ma anche di quelli più approfonditi, che si traduce in 2) un rendimento misurato o comunque collocato in una griglia di valutazione attraverso l’uso di giudizi; ciò vale per la scuola primaria in particolare e per l’IRC in generale.
3)Non ultimo, come terzo elemento strategico, la valutazione del comportamento, come strumento necessario ed indispensabile per veicolare le conoscenze. La domanda, a questo punto, nasce spontanea: un alunno che manifesta problemi disciplinari anche seri, può raggiungere gli obiettivi formativi, dunque il successo formativo? Ebbene a questa domanda non possiamo che rispondere positivamente. Di certo sarà necessario tenere presente un elemento essenziale, spesso trascurato: l’autovalutazione! Le potenzialità degli alunni più difficili potrebbero sfuggire alle procedure standard di valutazione, che finirebbero per rivelarsi inefficaci. Scopo della valutazione non è misurare la bravura del docente, bensì valorizzare lo studente stesso, individuando, come afferma lo stesso DPR, le “potenzialità degli alunni medesimi” ed i primi conoscitori delle proprie potenzialità sono proprio gli stessi studenti.
Il numero di Agorà IRC di questo mese ci permette di approfondire la questione da tanti punti di vista. L’intervista al dott. Daniele Novara, pedagogista, consulente e formatore, e direttore del Centro Psicopedagogico per la Pace e per la gestione dei conflitti (CPP) di Piacenza, ci introdurrà al complesso mondo della valutazione e dell’approccio del minore nel contesto educativo scolastico.
Concludo questo editoriale con una domanda: quali sono le sfide per un docente davanti al proprio discente: occorre concentrarsi sul programma da finire o adoperarsi per garantire il successo formativo? Come docente di religione cattolica non posso che accettare con maggiore impegno la seconda sfida perché cosciente che valutare non è che una parte di un processo più ampio chiamato apprendimento, quella piccola parte che mira alla verifica dei progressi e alla valorizzazione dello studente e della studentessa, da essi il docente è chiamato a trarre il meglio al fine di poter garantire il loro successo formativo.
In quest’ottica di valorizzazione si pone anche la questione dei docenti di religione incaricati annuali, che per lunghi anni hanno profuso impegno, passione e dedizione ai quali va riconosciuto il merito oggettivo della professionalità acquisita. Pensare per loro un concorso selettivo che valuterà delle mere conoscenze ci sembra miope, iniquo e ingiusto!

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