Una politica fatta di spot non fa bene ai docenti di religione cattolica

Gli IdR in questo periodo storico hanno bisogno di certezze e non di proclami riproponendo iniziative di alcuni parlamentari vecchie di due anni.

Il dibattito attuale, riguardo l’abolizione dell’IRC nella scuola, sembra nato non tanto da una mozione recente, bensì da una mozione a firma di diversi partiti, tra cui +Europa, PD, M5S e LEU, di ben due anni fa.

Prima di ogni considerazione di merito tengo a precisare che non si tratta né di una critica ad uno schieramento politico, né tanto meno un processo alle buone intenzioni di chi ha riproposto la questione, ma semplicemente sottolineare la poca opportunità, in questo frangente storico, politico e sociale per i docenti di religione, riaccendere la questione sull’abolizione dell’ora di religione a scuola.

Il post dell’on. Carmela Bucalo con tanto di foto “abolire l’ora di religione è una follia”, con tanto di firma e logo del partito tra le cui fila è stata eletta, arriva puntualmente dopo due anni e di venerdì pomeriggio poco prima che le sigle sindacali dei sindacati firmatari del “Patto per la scuola” diramino un comunicato stampa e un manifesto di protesta per la risoluzione del precariato dei docenti di religione. Immediatamente la notizia della mozione è rimbalzata, quasi oscurando l’azione sindacale unitaria, sui social e sulle pagine web prima di Tecnica della Scuola e a seguire da Orizzonte Scuola, scatenando, come di consueto centinaia di commenti ai relativi post, creando virtualmente separazione nel variegato mondo degli insegnanti.

Sono certo che l’intenzione dell’onorevole fosse buono, ma mi domando: è stata la scelta più opportuna per rivendicare l’insegnamento dell’IRC nella scuola pubblica statale e paritaria? È stata la scelta più incisiva per sottolineare che con l’abolizione dell’IRC circa 26000 docenti rischierebbero di perdere il lavoro dunque creando così l’ennesima catastrofe sociale?

A mio modesto avviso l’on. Bucalo, che ringraziamo sempre per aver portato le nostre rivendicazioni (non parlo come UIL nello specifico, ma come lavoratori in generale) nelle commissioni parlamentari e alla Camera dei Deputati, questa volta non abbia centrato pienamente l’obiettivo.  Infatti facendo riferimento alla questione IRC c’è da sottolineare che fra quelle forze politiche, ad eccezione del M5S, proprio nei giorni scorsi sono stati presentati numerosi emendamenti a favore della stabilizzazione dei docenti di religione cattolica. Lo stesso Sen. Nencini, rivalutando non tanto la questione dell’insegnamento della religione cattolica, ma la dignità del lavoratore e dunque dell’insegnante di religione cattolica si è espresso a favore della sua stabilizzazione a tempo indeterminato mettendosi in dialogo con le forze sindacali di settore e accogliendo la possibilità di dare una mano, attraverso il proprio ufficio legislativo, alla costruzione di emendamenti ad hoc. Premetto che non voglio e non devo difendere l’operato di alcun politico, ma mi permetto di sottolineare che una politica fatta di spot, come in questa occasione, possa rappresentare al contrario una fonte di disagio per migliaia di lavoratrici e lavoratori in qualità di docenti di religione cattolica, che mai come adesso, sentono forte il peso della precarietà.

Chiedo personalmente come docente di religione, ma anche come sindacalista e precario del sistema scolastico statale, che l’on. Bucalo pubblichi sul suo profilo o se lo ritiene opportuno trasmetta agli organi di stampa di settore, l’ulteriore mozione per l’abolizione dell’IRC, che sembra essere stata presentata nei giorni scorsi, perché da quanto mi risulta dalle ricerche sul web, ormai fonte di tutte le notizie, non c’è traccia di recente ma solamente una mozione risalente alla metà di giugno del 2019.

Qualora dovesse esserci una nuova mozione pronto a scusarmi e ad appoggiare la lotta che l’on. Bucalo ha prontamente palesato agli organi di stampa.

In questo momento però abbiamo la necessità di avere risposte certe e attuali dalla politica, da tutta la politica e trasversalmente e non essere esposti a strumentalizzazione da questo o quell’altro partito politico. Stiamo parlando di lavoratori e lavoratrici della scuola che con il loro insegnamento, inserito nelle finalità culturali della scuola stessa, danno il loro contributo alla crescita delle nuove generazioni e che, al pari degli altri docenti e lavoratori, devono avere una risposta dignitosa da tutta la politica e sottolineo senza strumentalizzazioni di sorta.

Giuseppe Favilla, Responsabile Nazionale UIL Scuola IRC

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