GLI EMENDAMENTI AL “SOSTEGNI ter”: PROPOSTE TRASVERSALI MA NON CORAGGIOSE

Il DL 2505, noto anche come “decreto sostegni ter” in discussione al Senato, è stato emendato con quattro proposte che riguardano il concorso dei docenti di religione cattolica, espressione di diverse correnti politiche, per lo più di centro destra: Forza Italia, Fratelli d’Italia, Italia dei Valori-PSI e UDC.  Emendamenti che però non rendono giustizia alla categoria ma rappresentano ancora una parziale risposta al precariato storico dei docenti di religione.

Due emendamenti ripropongono l’emendamento 5.021, tra l’altro già escluso dal decreto Milleproroghe, che prevede un concorso straordinario per titoli e servizio, mentre altri due ripropongono ancora una volta quanto previsto nello stesso decreto ma non accettati dalle commissioni affari costituzionali e bilancio, ovvero, un concorso straordinario con una prova orale didattico-metodologica. Ci domandiamo quale potrà essere il successo di tali proposte emendative, presentate comunque da una parte della politica, di cui solo due forze minoritarie della maggioranza sono presenti. Pur rappresentando una proposta parzialmente trasversale, di fatto, non sono per nulla temerarie e, soprattutto, non intervengono nell’ottica di quanto pronunciato dalla Corte di Giustizia Europea lo scorso 13 gennaio.

Persiste la presenza di una procedura ordinaria per il 50% dei posti messi a bando contestualmente al concorso straordinario previsto dai due emendamenti. Tale piccola riserva di posti soddisferebbe solo un sesto (1/6) di coloro i quali hanno maturato anni di precariato. Il rischio di una procedura ordinaria, contestuale a quella straordinaria, comporterebbe, inevitabilmente, l’assegnazione di cattedre occupate oggi da personale docente incaricato con considerevole anzianità di servizio a favore di docenti di recentissima nomina ma vincitori di concorso. La stessa graduatoria ad  esaurimento prevista dal concorso straordinario negli emendamenti 19.0.20 e 19.0.21  risulterebbe del tutto insufficiente in quanto sarebbero necessari lunghi anni per esaurirsi definitivamente. Altra criticità presente negli emendamenti 19.14 e 19.15 è la possibilità che alle procedure concorsuali straordinarie possa partecipare chi ha anche svolto esclusivamente insegnamento di religione nelle scuole paritarie: di fatto, si amplierebbe la platea degli aventi diritto causando un depauperamento dei posti attualmente occupati da incaricati di religione e che hanno svolto il loro servizio costantemente nella scuola statale. Unica nota di pregio degli emendamenti è la possibilità di scorrimento della graduatoria del primo e unico concorso riservato del 2004, ma che a causa della capienza ormai massima in alcune diocesi, di certo, non troverà una risposta giusta se non prevedendo una modifica, auspicabile, dell’art. 2 della legge 186/2003: il superamento anche temporaneo della quota del 70%.

“La UIL Scuola IRC – dichiara il Segretario Nazionale Dipartimentale Giuseppe Favilla –auspica una riforma organica del reclutamento dei docenti di religione a tempo indeterminato, che vada nell’orizzonte della stabilizzazione di migliaia di docenti incaricati annuali.  Quello che manca attualmente alla politica e, soprattutto a chi dichiara di essere il paladino dei docenti di religione, il coraggio di scelte concrete, stabili e durature nel tempo. Sarà nostro preciso impegno creare le condizioni di dibattito, discussione, confronto con la politica e con la Conferenza Episcopale Italiana che, seppur non direttamente interessata alla forma contrattuale dell’insegnante di religione, è comunque chiamata a sostenere delle politiche di salvaguardia dell’IRC e di coloro che la insegnano con professionalità e dedizione dimostrabile in lunghi anni di precariato contrattuale”.