I motivi sono davvero molteplici. Primo fra tutti per i docenti a tempo determinato è la mancata stabilizzazione del proprio lavoro a tempo indeterminato; l’assenza totale di un progetto che risolva il precariato di religione che è ormai stabile nella sua cronicità; l’aver toccato, ancora una volta, per decreto lo stipendio dei docenti inserendolo in un percorso a premi, da cui comunque vengono esclusi i docenti incaricati con ricostruzione di carriera e poi la ciliegina sulla torta, dal 2027, il taglio progressivo della carta docente, quella stessa carta che il Consiglio di Stato ha riconosciuto che debbano beneficiarne anche i docenti a tempo determinato. Il contratto scaduto da tre anni con una proposta di rinnovo che prevede pochi spiccioli che non risponde assolutamente alle esigenze dei lavoratori della scuola, non solo dei docenti ma anche del personale ATA, con stipendi di poco più di 1000 euro grazie al cuneo fiscale che non produce alcun beneficio previdenziale. Scioperare è una questione di giustizia. Per noi insegnanti di religione, laici e religiosi, è un dovere morale lottare per il giusto. La stessa dottrina sociale della chiesa insegna al n. 304 del Compendio: La dottrina sociale riconosce la legittimità dello sciopero « quando appare lo strumento inevitabile, o quanto meno necessario, in vista di un vantaggio proporzionato », dopo che si sono rivelate inefficaci tutte le altre modalità di superamento dei conflitti. Lo sciopero, una delle conquiste più travagliate dell’associazionismo sindacale, può essere definito come il rifiuto collettivo e concertato, da parte dei lavoratori, di svolgere le loro prestazioni, allo scopo di ottenere, per mezzo della pressione così esercitata sui datori di lavoro, sullo Stato e sull’opinione pubblica, migliori condizioni di lavoro e della loro situazione sociale. Cosa aggiungere di più? Il solo fatto di essere confinati in un precariato senza fine non è un fine giusto? Quante volte abbiamo bussato, anche tramite la politica stessa, alla porta del nostro datore di lavoro (il Ministero, il Governo ecc) per risolvere il nostro precariato? Quale risposta? Nessuna se non lo spettro di una tagliola qual è il concorso ordinario! Adesso si aggiungono nuove discriminazioni e scenari non del tutto sereni da cui, se tutto dovesse andare avanti così com’è creerebbe super docenti “valorizzati” e altri invece nella medesima condizione lavorativa lasciati nell’angolo o per norma o per “discrezionalità”.

I docenti di religione scioperano per una scuola che sia di tutti, libera dai ricatti e dalle ingiustizie.

IL 30 MAGGIO ADERISCI ALLO SCIOPERO DELLA SCUOLA

Giuseppe Favilla

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