UIL SCUOLA IRC - INSEGNANTI DI RELIGIONE CATTOLICA
GLI IdR POSSONO ESSERE INSERITI NELLE GRADUATORIE ATA?

La risposta alla domanda non può che essere affermativa! Infatti il titolo di accesso alle graduatorie di terza fascia del personale ATA hanno come base di partenza i diplomi di secondaria di secondo grado e per il profilo di collaboratore scolastico, può essere requisito di accesso aanche una qualifica professionale della durata triennale (non è il caso dei docenti di religione almeno nel 99% dei casi).

Per accedere alle graduatorie di Terza Fascia, di cui non è ancora stata pubblicata la ordinanza ministeriale, è sufficiente essere in possesso di qualsiasi diploma. Ci sono però delle eccezioni che permettono di accedere anche nelle graduatorie di diversi profili.

I profili comuni sono: Assistente Amministrativo (AA) e Collaboratore Scolastico (CS), ma i diplomi tecnici e professionali danno accesso anche ai profili di Assistente Tecnico (AT) a supporto dei docenti delle discipline tecniche e professionali e agli insegnanti Tecnico Pratici.

Per esempio: un docente di religione che ha conseguito il diploma di Liceo Classico, potrà essere inserito in due soli profili ATA: Assistente Amministrativo e Collaboratore Scolastico. Mentre se è in possesso di un diploma ad esempio di tecnico commerciale indirizzo informatico, si potrà essere inseriti nella rispettiva graduatoria come Assistente Tecnico laboratorio di informatica.

Per una maggiore, anche se non del tutto esaustiva lettura, vi invitiamo a prendere visione la pagina del Ministero dell’Istruzione cliccando qui.

Ricordiamo che il servizio di religione (tutto) vale è utile nella misura di 1,20 punti l’anno che sommati al punteggio del titolo di accesso e all’eventuale laurea o titolo riconosciuto permettono una collocazione in alto nella graduatoria di terza fascia.

È utile inoltre sapere che, dopo due anni (24 mesi) di servizio effettivo in qualità di personale ata in uno specifico profilo (Assistente Amministrativo oppure Tecnico o semplicemente Collaboratore Scolastico), si può partecipare al “Concorso 24 mesi” per essere inseriti nelle graduatorie permanenti ed aspirare all’assunzione a tempo indeterminato.

I docenti di religione che desiderano essere inseriti nelle future graduatorie di terza fascia del personale ATA possono prendere contatti al numero del Coordinamento Nazionale tel. 0694804753 oppure scrivere a info@uilscuolairc.it per avere maggiori informazioni e assistenza presso le nostre sedi UIL Scuola presenti su tutto il territorio nazionale.

VINCOLO QUINQUENNALE, non si applica ai docenti di religione cattolica in ruolo dal 2020/21.

Lo scorso 5 marzo è proseguito l’incontro tra il Ministero dell’Istruzione ed i Sindacati della scuola sul tema della mobilità. Per il ministero era presente il Direttore generale Dr. Filippo Serra; per la Uil Scuola Antonello Lacchei, Paolo Pizzo e Giuseppe Favilla.
La riunione ha affrontato l’esame delle OM relative al personale docente, educativo, di religione cattolica ed ATA per l’anno scolastico 2021/22.

“Riguardo l’OM mobilità IRC – afferma il Coordinatore Nazionale UIL Scuola IRC – abbiamo proposto la cancellazione del vincolo quinquennale nell’istituzione scolastica, previsto nella bozza all’art. 1 comma 3. La proposta ha trovato accoglimento da parte dell’Amministrazione e delle altre sigle sindacali, motivato anche dal fatto che i docenti di religione cattolica non sono titolari in una sede specifica, cioè una scuola, bensì in un territorio corrispondente con la diocesi. Abbiamo inoltre ribadito la necessità di superare questo tipo di configurazione di titolarità, che ad oggi risulta anacronistico, in favore di una titolarità sulla scuola specifica ovviamente nell’ambito del territorio diocesano di appartenenza”


La Uil Scuola inoltre ha proposto al vaglio del Ministro la riformulazione dell’art. 10 commi 3 e 4 riguardo le graduatorie regionali su base diocesana, al fine di ottenere una interpretazione univoca a livello nazionale. “Infatti – ribadisce Favilla – così come sono ad oggi formulati i commi 3 e 4, lasciano spazio ad una lettura diversa a seconda del Dirigente che li leggono, ciò avviene in modo particolare in Lombardia dove non è stata mai applicata alcuna circolare che avesse come oggetto la formulazione di una graduatoria regionale su base diocesana finalizzata all’individuazione dei soprannumerari dei docenti di religione.

A tal proposito – conclude il Coordinatore Nazionale Giuseppe Favilla – abbiamo trasmesso all’Amministrazione le nostre richieste di modifica che di certo non comporterebbero alcuno stravolgimento in quelle realtà ove da sempre si procede alla compilazione della graduatoria, ma porrebbero la parola fine in quelle situazioni regionali ove la discrezionalità procedurale la fa da padrona. Rimaniamo in attesa che il neo Ministro Bianchi e il dott. Serra accolgano le nostre modifiche. Lo stesso funzionario si diceva stupito del fatto che ci fossero così tante richieste di modifica dell’OM per gli IRC, in modo inaspettato da ciò che era diventata “prassi”! Forse in passato andava tutto bene? Ai “posteri l’ardua sentenza”!

ESAMI DI STATO: I DOCENTI DI RELIGIONE POSSONO ESSERE PRESIDENTI DI COMMISSIONE

L’OM n.54 sugli esami di Stato, pubblicata lo scorso 3 marzo, conferma quanto ormai da alcuni è previsto per i docenti di ruolo, cioè la possibilità per i docenti a tempo indeterminato di religione cattolica da almeno 10 anni di poter presentare la domanda in qualità di presidente di commissione.

Tutti i docenti a tempo indeterminato nella secondaria di secondo grado ivi compresi gli IdR possono essere Presidenti di Commissione. Non è necessario essere in possesso di alcuna abilitazione specifica relativa ad una classe di concorso. 

Nell’OM all’art. 7 comma  lettera “g” è l’articolo di riferimento proprio per i docenti non in possesso del semplice requisito del servizio di ruolo da almeno 10 anni, che è la condizione più comune tra i docenti a tempo indeterminato di religione: possono presentare domanda attraverso il Mod. ES-1 tramite Istanze online “i docenti in servizio con rapporto di lavoro a tempo indeterminato di istituto d’istruzione secondaria di secondo grado statale, con almeno dieci anni di servizio di ruolo”.

Non sono esclusi anche i docenti in possesso dei titoli pontifici riconosciuti quali lauree magistrali o vecchio ordinamento (quadriennali), così come previsto sempre dall’OM alla lettera “f”.

Va da sé che il presidente, così come previsto dall’OM è  esterno, dunque l’eventuale individuazione da parte dell’Ufficio Territoriale articolazione dell’USR di appartenenza del docente di religione, sarà per altro istituto diverso da quello in cui presta servizio.

Nuovo incontro sull’Ordinanza Ministeriale sulla Mobilità del personale di ruolo Insegnanti di Religione

Prevista per oggi alle 15:00 l’incontro tra Amministrazione e OO.SS. che avrà come oggetto oltre all’Ordinanza sulla Mobilità propria per i docenti di religione cattolica anche le ordinanze per il personale docente e Ata. Sarà un nuovo confronto con l’Amministrazione che si è resa disponibile ad un nuovo dialogo con le parti sociali su alcuni punti che risultano, purtroppo, al momento risolvibili solo con una norma primaria.

Domani presenteremo il resoconto dell’incontro e le nostre proposte riguardo l’OM sulla mobilità docenti di religione di ruolo.

VINCOLO QUINQUENNALE? LA UIL SCUOLA IRC DICE NO!

La riapertura del contratto integrativo sulla mobilità potrà essere l’occasione per eliminare il vincolo quinquennale di divieto di spostamento.
Misura che finora ha impedito di coprire i posti disponibili (vacanti) nei territori diversi da quello in cui si è in condizione di essere stabilizzati con le graduatorie esistenti che altro non sono che concorsi per titoli e servizio – Così Pino Turi – Segretario Generale della Uil Scuola sintetizza la mancata risposta della nostra O.S. all’invito per la presentazione dell’OM sulla mobilità.
La mobilità non è di solo interesse del personale docente di posto comune e di sostegno, ma riguarda anche i docenti di religione cattolica. IL Coordinatore Nazionale IRC della UIL Scuola Giuseppe Favilla afferma che tale vincolo viene applicato anche ai docenti di religione cattolica assunti lo scorso anno con decorrenza giuridica ed economica dal primo settembre 2020 a tempo indeterminato. Il vincolo quinquennale coinvolge dunque anche il personale docente di religione cattolica recentemente immesso in ruolo, secondo la bozza dell’Ordinanza Ministeriale specifica, vista la particolare normativa concordataria a cui sono soggetti. Stando così le cose, afferma Favilla,  si protrae l’ingiustizia infinita nei confronti degli idonei del concorso del 2004. Gli idonei del  concorso, rimasti bloccati negli elenchi di merito per sedici lunghi anni, che, per scelte personali o familiari, abbiano deciso in questo tempo di lasciare la propria diocesi, sono stati richiamati nella diocesi di origine per poter ottenere il tanto agognato ruolo. Oggi, come prevede la modifica dell’art. 399 del Testo Unico modificato con la legge 159/2019, questi colleghi non potranno nemmeno chiedere l’Assegnazione provvisoria per il ricongiungimento al coniuge o ai figli e saranno bloccati in un luogo che potrebbero ormai aver abbandonato da oltre un decennio. Chiediamo che questa Odissea abbia fine. Solo con la riapertura del contratto di mobilità si potrà finalmente ottenere  giustizia per tutti i docenti, cancellando una norma che è lesiva della dignità del lavoratore – conclude il coordinatore Favilla – Tutti hanno il diritto di poter stare vicino ai propri cari e di prendersene cura!

di Giuseppe Favilla*

È trascorso un anno esatto dal decreto legge n. del 23 febbraio 2020, quando il Consiglio dei Ministri bloccava ogni forma di spostamento della popolazione nelle regioni Lombardia e Veneto. Erano i giorni di carnevale, giorni che dovevano essere di festa, ma che presto si sono trasformati in un incubo. Due giorni dopo la Lombardia e il Veneto, non solo cominciavano una lotta contro il virus Covid Sars-19, che ha mietuto centinaia e centinaia di vittime, ma hanno dovuto far fronte anche a sfide educative impreviste e di non di poco conto. Le scuole di queste regioni hanno dovuto trasformare ciò che era una metodologia di supporto alla normale didattica in presenza, già avviata con sperimentazioni di nicchia, in una didattica di emergenza che, mese dopo mese, si è strutturata grazie alla generosità e alla capacità di adattamento dei docenti di ogni ordine e grado e dei loro studenti.

Da lì a poco, precisamente dall’8 marzo in poi, le misure di emergenza diventarono sempre più stringenti fino a portare al lockdown, parola fino ad allora sconosciuta, o quasi, ma che è entrata ormai forzatamente nel linguaggio comune, così come nello stile di vita di ogni persona. Tutti, ognuno a proprio modo, abbiamo dovuto fare i conti con una realtà che si imponeva come minacciosa, soprattutto per gli anziani, la categoria più colpita nella prima ondata pandemica.

Attraverso altre successive determinazioni di legge (decreto-legge 25 marzo 2020, n. 19, articolo 1, comma 2, lettera p e Legge 6 giugno 2020, n. 41, all’articolo 2, comma 3), la didattica a distanza, per lunghi mesi, è diventata l’unica modalità possibile per continuare a “fare scuola”.

Un anno di riflessioni, studi, dibattiti, posizioni sindacali di vario genere, hanno accompagnato quel modo di insegnare da casa o da scuola che vede la presenza a distanza o la distanza in presenza del 50% o 100% degli studenti della classe o della scuola. Un enigma senza soluzioni nette, quello che si chiede se la didattica a distanza sia una vera didattica che si possa, in stato di emergenza, sostituire alla didattica tradizionale; se la didattica a distanza possa essere integrata con quella in presenza e dunque diventare didattica digitale integrata. La Didattica a Distanza e la Didattica Digitale integrata chiedono di essere considerate e valutate come una nuova possibilità di didattica. A parere di chi scrive, né l’una né l’altra si possono però, configurare come nuova metodologia per l’apprendimento dei saperi e per lo sviluppo delle competenze e soprattutto possono risultare non sempre utili per lo sviluppo cognitivo e il rafforzamento delle conoscenze di base nelle bambine e nei bambini.

Un’affermazione, la mia, che desterà non poche prese di posizione contro e a favore, ma rappresenta quanto, da un anno ormai, attraverso diversi spunti e riflessioni, credo di poter difendere e giustificare: la didattica a distanza e le sue nuove formulazioni, rappresentano solamente una modalità di insegnamento emergenziale e che dovrà essere collocata a riposo una volta terminata la crisi pandemica.

Insegnare, come ha affermato, in uno dei sui studi, Massimo Recalcati, noto studioso e psicanalista, è altra cosa, cosa diversa dalla didattica a distanza. Le ore di lezione a scuola portano con sé avventure, incontri, esperienze intellettuali ed emotive profonde. In una recente intervista ad Orizzonte Scuola, Recalcati ha affermato: “Non c’è dubbio che la vita della scuola implica i corpi, l’esistenza di una comunità in presenza. Ed è indubbio che la DAD sia stata una faticosissima supplenza all’impossibilità dell’incontro in presenza” , malgrado ciò, è innegabile, la didattica a distanza è stato strumento prezioso per una volontà precisa che non si arrende davanti all’imprevisto.

La didattica digitale integrata, a cui nello scorso mese di luglio, attraverso le linee guida, è stata data un’anima pseudo pedagogica, non può sostituire la valenza di un incontro, di uno sguardo, di una relazione empatica tra docente e studente che lasciano sempre un segno nella formazione e nella crescita della persona, ma ha avuto il merito di mostrare il volto di una comunità educante che non si lascia fermare e che accetta la sfida e si offre come esempio concreto.

Le linee guida citate definiscono la didattica digitale integrata, intesa come metodologia innovativa di insegnamento-apprendimento, rivolta a tutti gli studenti della scuola secondaria di II grado, come modalità didattica complementare che integra la tradizionale esperienza di scuola in presenza, e ne estendono il valore, in caso di nuovo lockdown, agli alunni di tutti i gradi di scuola. La didattica digitale integrata, prevede anche una presenza fisica degli studenti in classe, in una percentuale minima/massima del 50%; si tratta dunque di una successiva rimodulazione dell’insegnamento che richiede che “La progettazione della didattica in modalità digitale tenga conto del contesto e assicurare la sostenibilità delle attività proposte e un generale livello di inclusività, evitando che i contenuti e le metodologie siano la mera trasposizione di quanto solitamente viene svolto in presenza” (Linee Guida DDI). Ci siamo trovati in poco tempo nel totale stravolgimento di tutte le teorie di apprendimento, mutuando sic et simpliciter quanto sviluppato negli ultimi anni dalle Università Telematiche in qualche cosa di ordinario e continuativo nel tempo.

La DDI pone altri elementi a cui fare attenzione quali la cura per gli alunni con Bisogni Educativi Speciali e in modo particolare per gli alunni con handicap che continuano a frequentare in presenza, dimostrando concretamente da una parte l’attenzione per la fragilità, dall’altra però, la solitudine e il disagio di trovarsi in un’aula semi deserta.

Ciò che le Linee Guida definiscono nuova metodologia, di fatto, si sta rilevando come metodologia ancora inadatta all’ambiente scuola, non solo per la relazione tra studenti e docenti, ma anche tra docenti e datore di lavoro.

Nel mese di agosto, in sole quarantotto ore è stato proposto dal Ministero un contratto collettivo nazionale integrativo sulla Didattica a Distanza, teso a regolamentare il lavoro del docente e che ha trovato il consenso sindacale di alcune poche sigle. Un contratto che va a ledere lo stesso principio delle relazioni sindacali che devono basarsi su un confronto approfondito tra l’Amministrazione e i rappresentanti dei lavoratori. Il contratto firmato e dunque emanato ha messo in risalto nuove criticità sul rapporto di lavoro del docente in DaD o in DDI, tanto da portare la UIL Scuola a non voler firmare il contratto. La UIL scuola è convinta che la Didattica a Distanza o la sorella minore, la didattica digitale integrata, debbano rimanere una didattica emergenziale e che la vera scuola sia quella in presenza; che il vero incontro e la vera spinta educativa non possano avvenire in forma mediata, bensì attraverso l’incontro personale e la condivisione faccia a faccia, metodologia questa, da sempre vincente per la risoluzione di qualsiasi problema o conflitto.

*Coordinatore Nazionale UIL scuola IRC

di Giuseppe Esposito

È quasi trascorso un anno da quando, forzatamente e improvvisamente, la scuola ha dovuto mettersi in gioco con la realtà telematica. Nessuno di noi, dal Ministero agli studenti, era pronto a questa nuova sfida. Eppure, tra sacrifici e impegni da parte di tutti, si è riuscito a garantire il diritto allo studio, sebbene, a causa di varie problematiche, non si è raggiunto il 100% degli studenti. Tuttavia, c’è da apprezzare che in tutto questo periodo, docenti e studenti hanno risposto prontamente a questa nuova sfida.

Diverse sono le correnti di pensiero che cercano di smontare e scartare questo nuovo scenario scolastico in modalità remota. È doveroso richiamare che la necessità di fronteggiare la scuola in presenza non è un’organizzazione semplice. La DaD e la DDI garantiscono un abbassamento notevole della popolazione studentesca che si serve del trasporto pubblico e della frequenza di luoghi e attività commerciali pubbliche. Tutto ciò a tutela della salute di una gran numero di cittadini italiani.

Infine, è stato una sfida che ha obbligato studenti e docenti ad allargare le proprie competenze digitali. Questo nuovo scenario chiede un impegno di tempo maggiore, come ad esempio preparare un’attività in DaD o DDI richieda maggior tempo, così come per gli studenti richieda necessariamente un tempo maggiore da dedicare allo studio personale. 

Favorire il rientro in presenza ad oggi risulta ancora molto rischioso. La realtà in strada dei nostri ragazzi, di cui purtroppo una gran parte non riesce tuttora a mostrate maturità sufficiente a garantire il distanziamento di sicurezza, è molto preoccupante. Scene di quotidiana osservazione sono i gruppetti assembrati fuori dai cancelli scolastici senza mascherina mentre fumano una sigaretta, e purtroppo in taluni casi condividendola. Così come anche la bottiglietta d’acqua per il compagno che ha sete o un caffè sorseggiato dallo stesso bicchierino. Così come lo studente in treno che viaggia sprovvisto di mascherina. Purtroppo, questa realtà non viene messa in luce dalle cronache quotidiane, ma è osservabile pubblicamente per le strade delle nostre città. Con dispiacere abbiamo visto nei mesi scorsi gruppetti di studenti, che hanno voluto manifestare il loro dissenso alla modalità a distanza, presenziando fuori dagli edifici scolastici. Questa forma di protesta, sebbene da un lato esprime la libertà di pensiero, dall’altro lato si scorge con amarezza una strumentalizzazione trasgressiva del minimo senso civico: per giungere a scuola è stata necessaria una serie di spostamenti tra bus di linea, treni e metropolitane; inoltre stare al freddo fuori al proprio istituto con una linea internet da cellulare, pertanto poco stabile; alzando il rischio di contagio non è certamente una forma di esercizio della democrazia civica; rispetto al seguire da casa al caldo e magari con la fibra senza alcun rischio di contagio.

Abbiamo imparato tanto, noi docenti e anche i nostri ragazzi, sforziamoci di non buttare tutto all’aria, cercando di salvare la buone esperienze maturate durante la DaD o la DDI, che sicuramente ci traghetteranno verso una scuola maggiormente digitale e forse riusciremo a recuperare anche quella tenerezza di umanità che forse prima della pandemia si era un po’ smarrita.

di Giuseppe Favilla

Il numero 1 di Agorà IRC 2021 ha un titolo sintetico che apre a molte riflessioni e congiunture iniziali e in questo numero sostanzialmente sono tutti presenti. Quando lo scorso 18 dicembre si è riunita la redazione molte sono state le riflessioni riguardo su cosa far ruotare questo numero. La prima considerazione era se concentrare le riflessioni sul “concorso irc”, ma abbiamo deciso di riservare la riflessione a dei numeri supplementari, abbiamo operato una scelta efficace e utile per tutti i colleghi interessati.Il Numero di gennaio conterrà invece una riflessione a più voci che ruota intorno alla Scelta di avvalersi dell’IRC; l’orientamento universitario e il ruolo che hanno i diversi attori nelle scelte di studio e professionali e le motivazione che sono sottese a tale scelta, non solo gli studenti ma anche il ruolo della famiglia.
Abbiamo dato voce anche a due Direttori di Istituto di Scienze Religiose e a tre Direttori Uffici IRC di tre diocesi italiane.  Ma essendo anche un periodo caldo, seppur nel freddo inverno che stiamo vivendo, approfondiremo con due articoli due tematiche legate alla futura scelta dei docenti di religione.

Tutta la nostra esistenza ruota attorno a delle scelte. La nostra stessa professione docente di religione cattolica si basa a partire dal 1985 su una scelta operata da parte degli studenti. Oggi l’85% degli studenti frequenta l’IRC e noi, come professionisti, ogni giorno ci poniamo di fronte a delle scelte di tematiche, occasioni di dialogo e approfondimento, nel solco di quanto indicato nelle Indicazioni Nazionale per l’IRC, per rendere sempre attuale e affascinante un insegnamento che non è solo un “riversamento” di nozioni e concetti, ma che è l’instaurazione di un rapporto sinergico con lo studente, entrando così in una relazione empatica tale da superare e oltrepassare quei confini scolastici, quali la paura del brutto voto o l’attesa di un bel voto, ed entrare nella dimensione vera dell’educazione: far venir fuori quelle potenzialità e quelle competenze di vita già presenti nello studente di qualsiasi età, ma che con il premuroso accompagnamento del docente diventa ulteriore momento di crescita e consolidamento. L’ora di religione cattolica, così intesa, non è più solo un momento di discussione di tematiche di attualità, come spesso i colleghi di altre discipline intendono, ignari delle Indicazioni Nazionali per l’IRC. Ma si tratta di una lettura guidata da indicazioni di carattere etico-morale, storico e teologico, della realtà che circonda l’alunno di ogni età. Una lettura principalmente della propria condizione di vita che si apre contestualmente alla lettura della società. È affascinante come ad ogni livello ciò si realizza in modo quasi naturale, come sviluppo stesso della disciplina.
Per gli studenti di tutte le età queste scelte di vita vengono fatte periodicamente attraverso incontri e proposte di orientamento. Per i più piccoli è operata dalle famiglie. La prima scelta che un genitore si trova a fare se scegliere la scuola statale o paritaria e tra queste se di stampo confessionale o laico. Questa prima scelta è garantita dalla stessa legge del 10 marzo 2000, n. 62 – Norme per la parità scolastica e disposizioni sul diritto allo studio e all’istruzione. Un secondo momento di scelta è il percorso di studio una volta terminato il primo ciclo di istruzione (primaria e secondaria di primo grado), ogni studentessa e studente, è chiamata/o a scegliere il proprio percorso: liceale oppure tecnico-professionale e anche in questa occasione che vengono fuori gli orientamenti di vita ed è bello come al primo anno della scuola secondari di secondo grado un visione del proprio futuro e che spesso al termine degli studi, a gennaio dell’ultimo anno, se ne ha uno diametralmente opposto. In questa fase si inserisce l’orientamento universitario che poi determinerà anche la professione lavorativa. Gli open day universitari rappresentano un momento importante, non solo per presentare strutture e percorsi di studio, ma anche quella che sarà poi la realizzazione della vocazione di coloro i quali si affacciano ai diversi indirizzi di studio.
In questa contesto che si colloca anche la scelta di studio quali le scienze religiose o la teologia, con la conseguente, quasi necessaria successiva professione insegnante di religione cattolica. Tale scelta oggi porta una duplice consapevolezza, di natura giuridica, approfondita nei numeri scorsi: la scelta se partecipare ad un concorso selettivo così come proposto dalla politica e dall’Amministrazione (art. 1bis legge 159/2019), irrispettosa della professionalità maturata in lunghi anni di servizio da oltre 10mila IdR, oppure tirarsi indietro lasciando ai più giovani tale opportunità, che di certo, se ne avranno l’occasione (certificato di idoneità diocesano) non se la lasceranno, giustamente per loro, sfuggire. Ad oggi però sono chiari due punti: 1. l’intesa del 14/12/2020 prevede un concorso selettivo; 2. ad oggi non c’è alcun bando. Le OO.SS., la Uil Scuola IRC per prima, hanno sottolineato la necessità di riaprire un tavolo di lavoro con il Gabinetto del Ministro per determinare un’azione politica a favore della professionalità maturata dei docenti precari storici di religione cattolica.
Concludo con le parole di Zygmunt Bauman che sono di una profondità umana sempre attuali e vere: “Ognuno di noi è artista della propria vita: che lo sappia o no, che lo voglia o no, che gli piaccia o no.”

di Elena Santagostini

La recente firma dell’intesa fra il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana e la Ministra dell’Istruzione, che prevede un concorso ordinario per l’immissione in ruolo degli Insegnanti di Religione, rappresenta fonte di grande preoccupazione per docenti che da anni svolgono con impegno ed entusiasmo il loro lavoro, avendo da tempo indirizzato su tale strada la loro esistenza e facendo della professione una vera e propria vocazione di vita.
L’art. 1 bis della Legge 159/2019 non rappresenta affatto una soddisfazione per gli insegnanti di religione cattolica che speravano finalmente di ricevere un trattamento giusto (o meglio speravamo essendo io stessa nella condizione di incaricato annuale). L’1 bis è giunto dopo 16 anni di silenzio, anni in cui agli insegnanti di religione cattolica non è mai stato riservato un percorso adeguato di accesso ai ruoli dello Stato, come invece è stato fatto per i docenti di altre discipline. Vari sono i motivi che hanno generato questa situazione di stallo divenuta ormai intollerabile, soprattutto da parte dei troppi incaricati annuali che ogni giorno dispiegano, malgrado tutto, energie e professionalità e che sono ormai ben inseriti in un contesto scolastico di cui rappresentano preziosa risorsa e contributo fondamentale per la formazione dei ragazzi, futuri cittadini della nostra società.
La situazione sembra inspiegabile alla luce della legge 186/2003 che imponeva allo Stato, in materia di reclutamento del personale docente di Religione Cattolica, di bandire ogni tre anni un Concorso per l’immissione in ruolo dei posti resi vacanti sull’organico del 70%. Così purtroppo non è stato, la situazione si è aggravata progressivamente per migliaia di docenti, madri e padri di famiglia, a cui non è mai stata offerta la possibilità di sistemare degnamente la condizione lavorativa. Sembra paradossale e umiliante dover, ancora oggi, recriminare un diritto così a lungo negato e scontrarsi ora anche con l’approvazione di un concorso ordinario, congeniato in modo da tradursi addirittura in rischio concreto di perdita del lavoro.
L’assunzione del mese di agosto di 472 docenti, idonei concorsuali del 2004, è parsa una piccola luce di speranza per chi attende giustizia da 16 anni, ma tale bagliore presto si è affievolito, quasi spento, negando la possibilità di graduale assunzione nel tempo ai restanti idonei del 2004.

Una piccola fiamma che si è tradotta più in un contentino che in una vera risoluzione dell’ormai annosa questione “idonei concorsuali 2004”.
Un concorso ordinario comporterebbe degli scavalcamenti o addirittura l’esclusione di chi è ormai ben incluso in un concreto tessuto scolastico, con grave danno non solo per i docenti, ma anche per gli stessi allievi che, si ricorda, per più dell’80% continuano ad avvalersi dell’Insegnamento della Religione Cattolica.
Gli insegnanti di Religione Cattolica sono convinti di essere parte integrante della Chiesa e hanno, di conseguenza, sempre agito in totale comunione con i propri Vescovi. Questi ultimi infatti hanno sempre sostenuto i loro docenti, anche presso i direttori regionali, rassicurandoli più volte, sia pubblicamente, sia privatamente, circa la loro ferma intenzione di non escludere nessuno dell’insegnamento e di mantenere, per quanto possibile, la continuità nella sede.
Il recente avallo ad un concorso ordinario selettivo da parte della Conferenza Episcopale Italiana, però, induce a constatare con rammarico che, a livello nazionale, questi insegnanti che hanno fedelmente servito per anni lo Stato e la Chiesa, non siano altrettanto degnamente considerati. Tale discrasia è fonte di ambiguità e di ulteriore preoccupazione, sentendosi i docenti tutelati dai loro pastori, ma non altrettanto dai firmatari dell’Intesa.
Nonostante tali accorati sentimenti, gli Insegnanti di Religione continuano a confidare nel giusto operato della Chiesa alla quale appartengono con fervore e speranza e sono certi si possa giungere ad una soluzione equa e dignitosa per chi tanto si è speso professionalmente e umanamente.
Come luce, brilla solitaria, la voce di Mons. Sanguineti che, con coraggio, ha difeso la dignità umana e professionale degli insegnanti di religione e a cui immediatamente gli stessi si sono stretti con ammirazione e gratitudine ritrovando il lui il volto materno della Chiesa. Analogamente si attendono altre voci, di Ordinari diocesani e direttori irc. Non serve solo una certificazione di idoneità, ma una presa di posizione chiara e precisa che possa ripristinare una corresponsabilità ecclesiale che si mostra in una chiesa in uscita. Purtroppo, consapevoli di essere in una situazione emergenziale senza precedenti, siamo però convinti che non può farsi attendere ulteriormente una proposta condivisa tra CEI, sindacati e Ministero dell’Istruzione, per porre fine alle preoccupazioni.
I docenti con molti anni di servizio, non vogliono togliere a nessuno la possibilità di un contratto a tempo indeterminato tramite un concorso secondo quanto previsto dalla legge 186/2003, ma che sia in subordine, dunque successivo, ad un concorso straordinario non selettivo che rispetti chi ha maturato almeno tre annualità di servizio.
Gli Insegnanti di Religione Cattolica vogliono essere guidati dai loro Pastori e Direttori verso un porto sicuro superando anche certi pregiudizi e chiusure. Questo porto si chiama Concorso Riservato non selettivo con una graduatoria ad esaurimento che garantisca nell’arco di un tempo accettabile l’assunzione a tempo indeterminato, così come è avvenuto per i colleghi della secondaria nel 2018 e nella infanzia e primaria nel 2019. Noi, Insegnanti di Religione Cattolica delle scuola Statale, non vogliamo privilegi, ma pari dignità e opportunità! Dignità e opportunità ad oggi, a legge vigente, ulteriormente negate!