UIL SCUOLA IRC - INSEGNANTI DI RELIGIONE CATTOLICA

di Giuseppe Favilla


La sera del 14 dicembre, apprendiamo con stupore, che il Presidente del Conferenza Episcopale Italiana il Card. Gualtiero Bassetti e il Ministro dell’Istruzione On. Lucia Azzolina hanno firmato l’Intesa per dare il via alla scrittura del bando in vista del Concorso per gli Insegnanti di religione, così come previsto dal comma 1 art. 1-bis della legge 159/2019.
Un fulmine a ciel sereno o quasi. Da tempo si vociferava che il ministero stava predisponendo il bando, ma da parte di nessuno, né dei più addentro, né da parte dei sindacati, lasciati all’oscuro fino a quella sera, si poteva immaginare che, ad appena quindici giorni dalla scadenza del termine ultimo fissato per legge, si procedesse all’Intesa.
Immediatamente, con curiosità e con tanta speranza, ci siamo immersi nella lettura dei comunicati stampa della CEI e del Ministero dell’Istruzione
Da lì, in soli due giorni, moltissime sono state le domande che ci siamo fatti. Abbiamo letto e riletto i comunicati, in particolare quello della CEI, nella speranza di potervi scorgere, alla luce delle dichiarazioni rilasciate pochi giorni prima dell’Intesa dai Direttori Irc delle diocesi lombarde, la prospettiva di un concorso straordinario. Presto tale speranza è svanita.
La lettura dei 7 punti, divisi sostanzialmente in tre blocchi: natura giuridica dell’intesa; norme generali di accesso al concorso e norme generali riguardo le modalità e i contenuti dell’esame concorsuale, altro non dice. Non si fa minimamente riferimento ad una eventuale intesa riguardo ad una procedura straordinaria, ci si limita a sottolineare delineando la formulazione della graduatoria dei docenti riservisti, che essi siano quelli con più di tre anni di servizio ed in possesso già dell’idoneità diocesana per il fatto stesso di insegnare religione. Il principio rimane confermato: insegni religione, dunque sei idoneo canonicamente parlando.
Dalla lettura inoltre traspare anche una seconda novità non presente, ad esempio, nella legge 186/2003: la valutazione riguardo la conoscenza delle Indicazioni Nazionali per l’IRC. A nostro avviso ciò presuppone naturalmente, anche se non esplicitato, che la commissione, proprio grazie a questo desiderio condiviso tra CEI e MI, debba essere composta da commissari di esame comprendenti docenti di religione cattolica di ruolo, che, secondo la norma, debbano aver maturato almeno cinque anni di servizio e non essere in quiescenza da oltre tre anni. Dunque sarà un esame concorsuale che per la prima volta vedrà quali commissari e di conseguenza rivestiti da una grossa responsabilità giurdica e morale, colleghi di religione disponibili a ricoprire tale incarico.
Ulteriore elemento di novità rappresenta il rilascio del certificato di idoneità nei 90 giorni antecedenti la presentazione della propria domanda, nelle more della presentazione della stessa. Molti dei colleghi, di fronte a questa ulteriore distinzione, si sono lasciati prendere dal panico. Qualcuno addirittura, ancor oggi è convinto di dover sostenere nuovamente l’esame di idoneità previsto in alcune diocesi, altri ancora, che il certificato avrebbero dovuto chiederlo prima dei 90 giorni dall’intesa e dunque hanno chiamato i propri uffici per farsi rilasciare una copia… diciamo che le reazioni sono state le più disparate. In questa edizione supplementare del nostro Agorà IRC di dicembre abbiamo voluto raccogliere le vostre domande. In solo due giorni sono state circa 300, molte si ripetono e ne abbiamo lasciato appositamente traccia. Moltissime domande di carattere personale, ma che possono rappresentare anche la condizione di molti, iniziano con il verbo al presente singolare “posso?”. Ebbene abbiamo cercato di rispondere a tutti e nella risposta, quando possibile, abbiamo anche specificato qualche caso particolare.
Nei prossimi giorni pubblicheremo un ulteriore numero di Agorà come edizione straordinaria di gennaio, sarà un appropndimento giuridico di quanto già in parte presente in questo numero a cura dei nostri editorialisti, che desidero ringraziare, uno per uno per la loro passione e la gratuità del loro lavoro.
Intanto auguri a tutti di un sereno 2021.

di Giuseppe Favilla


Parlare di inclusività non è semplice, l’argomento sembra inflazionato, forse anche abusato… basti pensare alla distorta interpretazione che se ne è fatta nell’ultimo CCNI circa la didattica digitale integrata (o a distanza), ma ciò che a noi interessa, in questo numero di Agorà IRC, sono i princìpi fondativi della normativa riguardante l’inclusione, che mettono al centro dell’azione educativa tutta la Comunità Educante, così come è auspicato dallo stesso CCNL 2016-18 all’art. 24.
Tenendo conto di questa necessaria premessa, lo sviluppo che tenteremo di porre in essere è quello di individuare gli orizzonti culturali, educativi e progettuali, che inseriscono l’IRC in un percorso di inclusione delle bambine e dei bambini, delle alunne e degli alunni, delle studentesse e degli studenti.
Una domanda fondamentale nasce spontanea: quanto l’IRC e il docente di religione cattolica, attraverso l’azione didattica, possono contribuire al processo di inclusività?
L’art. 1 commi 1-2 del Dlgs 66 del 13/04/2017 interamente recepito nel successivo Dlgs 96 del 07/08/2019, individua i destinatari e delinea l’intento della normativa che deve tener conto di molti fattori determinanti nel processo di crescita di quelle future generazioni che necessitano di maggiore attenzione e accudimento. Innanzitutto è da sottolineare che il legislatore definisce l’inclusione quale “risposta ai differenti bisogni educativi” che, precisa, “si realizza attraverso strategie educative e didattiche finalizzate allo sviluppo delle potenzialita’ di ciascuno nel rispetto del diritto all’autodeterminazione e all’accomodamento ragionevole, nella prospettiva della migliore qualita’ di vita”.
Il paradigma posto in essere, dunque, è di fondamentale importanza: una migliore qualità della vita. Con questa affermazione si vogliono porre le basi di un modello strutturato ed efficiente per il benessere globale della persona. Un obiettivo che non ci lascia estranei né come uomini, né come credenti, né come educatori. Il principio etico bonum facere è di fondamentale importanza anche nell’azione educativa, coniugata in tutti i suoi aspetti didattico disciplinari, rivolta alle studentesse e agli studenti con bisogni educativi speciali. Da qui la necessità di tenere conto del vissuto e delle relazioni all’interno del tessuto sociale nell’orizzonte del successo formativo e la consapevolezza che l’IRC non possa rimanere fuori da questo processo. L’’insegnamento di RC non può essere escluso dai vari Piani Personalizzati, come dagli interventi educativi individuali o didattici o formativi. Il curriculo delle scuole deve tener conto anche dell’aspetto culturale che attraverso la religione è diventato di fondamentale importanza nei processi di inclusione. L’IRC, attraverso i propri obiettivi specifici di apprendimento, favorisce, in ogni grado e ordine di scuola, il processo di crescita globale della persona.
Partendo dalla Scuola dell’Infanzia e dai campi di esperienza, propri di questo grado di istruzione, immediatamente notiamo come il processo di inclusività diventa evidente e sostanziale nel corpo in movimento: il bambino riconosce nei segni del corpo l’esperienza religiosa, la propria interiorità, l’immaginazione e le emozioni. Dunque l’IRC in questo grado diventa fondamentale nel processo formativo dei bambini e delle bambine con BES. Fare leva sull’esperienza religiosa; puntare sulla immaginazione e sulle emozioni favorisce immediatamente il dialogo con i pari e porta i bambini contestualmente a manifestare quei “bisogni” di cui prendersi cura.
Nella Scuola Primaria il processo di inclusione passa attraverso la trasversalità dei saperi: l’insegnamento della religione cattolica si colloca nell’area linguistico-artistico-espressiva in cui, a partire dal confronto interculturale e interreligioso, l’alunno si interroga sulla propria identità e sugli orizzonti di senso verso cui può aprirsi…
Il confronto con l’altro, l’aprirsi al dialogo pongono l’IRC come strumento essenziale per il processo di integrazione delle alunne e degli alunni stranieri, per esempio. Il confronto con le altre religioni e la ricerca della propria identità è di fondamentale importanza e si pone nell’ottica del miglioramento della qualità della vita delle bambine e dei bambini.
Nella secondaria di primo grado il punto focale, ancora una volta, potrebbe essere individuato nel richiamo alle domande di senso e al vissuto o all’esperienza religiosa personale e collettiva ma anche nell’obiettivo in uscita (terzo anno), cioè a dire, il saper interagire con persone di religione differente, sviluppando un’identità capace di accoglienza, confronto e dialogo. Dunque la capacità di accoglienza, di confronto e di dialogo, in un continuo sinergico intreccio con le domande di senso, pongono l’IRC nella secondaria di primo grado come interlocutore importante nel processo di inclusione.
Nel secondo ciclo di Istruzione l’IRC assume caratteristiche diverse a seconda della tipologia di Istituto. In questo grado di istruzione molteplici sono gli obiettivi utili al fine di sviluppare un percorso di formazione globale e il successo formativo degli alunni con BES. A titolo esemplificativo è possibile considerare un obiettivo trasversalmente presente in tutte le tipologie di istituto: “l’alunno riconosce il valore etico della vita umana come la dignità della persona, la libertà di coscienza, la responsabilità verso se stessi, gli altri e il mondo, aprendosi alla ricerca della verità e di un’autentica giustizia sociale e all’impegno per il bene comune e la promozione della pace”. Il confronto sereno, la giustizia sociale, la promozione della pace in un’ottica di dialogo costante con l’altro favoriscono la crescita globale e diventano essenziali per una migliore qualità della vita degli alunni e delle alunne con BES.
A conclusione di questa lunga riflessione è utile considerare che, coinvolti nell’azione educativa, oltre agli alunni e alle alunne con BES, che devono comunque essere al centro dell’attenzione, sono anche i docenti, e nel caso specifico, i docenti di Religione Cattolica. La professionalità maturata attraverso la pluriennale esperienza, di cui è data ampia testimonianza su tutto il territorio nafzionale, pongono gli Idr ad assumere spesso posizioni di coordinamento o responsabilità in qualità di referenti BES all’interno delle scuole per la definizione dei vari curricula di Istituto. Quello che purtroppo ancora manca è la possibilità che i referenti territoriali per l’Inclusione, così come i collaboratori dei Dirigenti Scolastici, individuati tra i docenti di religione, possano adempiere la loro funzione con le stesse prerogative garantite ai docenti delle altre discipline. La legge 107/2015 esclude questa particolare categoria di professionisti della scuola da alcuni diritti previsti per altri. L’esonero dal servizio, per esempio, non è possibile in quanto non è previsto l’organico potenziato per l’IRC. Non si tratta di chiedere un privilegio ma di valorizzare le competenze professionali del docente di religione, il quale si mette a disposizione dell’intera Comunità Educante. Spesso si tratta di docenti, Incaricati Annuali, che vincolati da una condizione endemica di precariato, vengono esclusi dalla possibilità di condividere i propri talenti, paradosso di una scuola inclusiva.

di Giuseppe Favilla

Nel primo vero editoriale di Agora IRC, di cui, indegno, ho l’onere e l’onore di coordinare la redazione,   desidero  parlare di lavoro, mi piacerebbe parlare di missione nella scuola… ma la missionarietà non richiede forse gratuità, disponibilità, donazione, dedizione, abbandono alla volontà di Dio affinché Lui operi e trasformi il cuore degli uomini? Dobbiamo essere realisti: la nostra è una professione, l’essere docente non solo deve essere illuminato dalla fede, per educare le coscienze, ma deve tendere alla formazione globale e come docenti della scuola pubblica, sia essa statale, che paritaria, deve essere dell’intera persona… e ciò lo facciamo da professionisti, come i nostri colleghi non di Religione!
Spesso con i miei studenti parlo della dignità della persona e in modo particolare della dignità del lavoro. Con loro analizzo la società che ci circonda, la ricerca e la “lotta” per il giusto bene che ogni cittadino deve compiere e deve volere.

Come sindacalista cattolico e praticante e come docente di Religione non posso  tacere; non posso chiudere gli occhi di fronte l’ingiustizia e le limitazioni di opportunità che è riservata alla nostra categoria di docenti. E’ vero, con la stabilizzazione e ancor prima con l’incarico, godiamo di un trattamento economico e giuridico diverso… ma ciò può bastare?
Quali opportunità per il nostro futuro professionale e quali ci sono state precluse o tolte? quali garanzie per poter crescere i nostri  figli o crearci una famiglia?

uanto ancora le leggi, in continuo mutamento, permetteranno ciò senza se e senza ma? E quando non lo permetteranno più… e noi? La nostra serenità? Il nostro futuro… a quarant’anni, a cinquant’anni… ma anche a trenta: è lo Stato con le sue Leggi che dovrà garantire il nostro futuro o chi altro? Siamo in una fase storica della nostra vita in continuo mutamento territorialmente e universalmente, dove la multiculturalità e multireligiosità è sempre più evidente e alla stessa questione si sta affiancando un disinteresse e una marginalizzazione della giustizia e dell’equità, tutti contro tutti con un solo fine: l’individualismo!
Siamo IdR alcuni da pochi anni altri da trenta e più, ne abbiamo sentito di ogni, qualcuno di voi ha beneficiato del concorso del 2004, altri, come me, è dal 2007 che lo aspetta fiducioso che quel giorno arrivi e che possa mettermi in gioco e avere una possibilità per essere sereno, almeno per il mio futuro lavorativo e con me molti di voi, perché lo so, conosco le vostre preoccupazioni e ho ascoltato il vostro grido silenzioso. E’ necessario parlarne, liberamente, senza condizionamenti….
Qualcuno in passato, ma anche oggi,  ci accusato  di voler essere come gli altri docenti… che cosa c’è di male ad esserlo? Non siamo forse qualificati, non abbiamo sudato per poter ottenere il nostro titolo di studio? Non abbiamo investito tempo, dedizione, amore per i nostri studi, come quello di chimica, matematica… sc. motorie?
Non bisogna seguire chi dice che l’atipicità è la nostra forza: l’atipicità è debolezza; l’atipicità è irrispettosa della dignità del lavoratore; l’atipicità contrattuale è il male sociale che deve essere sradicato da tutti i rapporti di lavoro dei precari e che questi siano trasformati in contratti a tempo indeterminato e non, come quelli degli incaricati annuali di religione, in contratti palliativi che di indeterminatezza hanno solo la certezza della scadenza del contratto ogni 31 agosto.
Il nostro datore di lavoro è lo Stato e lo stesso ci deve garantire uguali diritti e non solo uguali doveri. Il nostro Ordinario è garante delle nostre abilità di docenti e che, ciò che insegniamo, è secondo la dottrina e l’aggettivo di cui porta il nome il nostro insegnamento ed infine della veridicità della nostra fede.
Dunque, cari amici, solo con la nostra volontà; solo con la convinzione che la nostra professionalità non ha nulla di meno e nulla di più rispetto agli altri nostri colleghi, dobbiamo prendere consapevolezza che quello che dobbiamo affrontare nelle prossima settimane o mesi sarà un  Tempo per Lottare, non solo per sconfiggere la pandemia, attuando tutte le misure necessarie per evitare il dilagarsi del virus Covid-19, ma anche per rivendicare con forza le giuste istanze che da anni siano ascoltate e che nei prossimi mesi ciò dovrà esserci riconosciuto: un contratto a tempo indeterminato!
Le modalità con cui chiediamo che ciò avvenga, così come condiviso da più parti, è che attraverso un’apposita legge vengano formulate le seguenti disposizioni assolutamente necessari: in primis venga salvaguardato il diritto all’assunzione degli idonei del 2004 senza ulteriori procedure concorsuali e un concorso per titoli di servizio e culturali, sul modello del concorso di Trento del 2018 o in alternativa una procedura semplificata non selettiva e che, al termine della procedura venga redatta una Graduatoria ad Esaurimento su base diocesana per tutti coloro i quali sono in possesso dell’Idoneità rilasciata dall’Ordinario Diocesano.
Alcuni passaggi di questo primo editoriale per qualcuno non sarà la prima volta ad averlo letto, infatti è parte di un email inviata a colleghi per spronarli alla discussione e alla riflessione. All’epoca (era il 6 dicembre del 2014) ha avuto un impatto efficace e sono fiducioso che anche oggi, a distanza di 6 anni, possa ancora averlo.